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Un Rolex Submariner con un quadrante bianco più ra...

Un Rolex Submariner con un quadrante bianco più raro di Mocha Dick


Quando ci si trova di fronte a qualcosa di unico, bisogna fare un grande respiro e immergersi nella storia che ha portato fino a noi il prodigio. Voglio essere sincero con quanti mi stanno leggendo: quando Francesco di Collectors Items mi ha messo in contatto con Francesco, che per privacy chiameremo “Giulio Verne” (il suo celebre username nei forum di orologi che hanno animato, o per meglio dire creato, attraverso la ricerca e la passione, il vintage come lo conosciamo oggi), ho avuto davvero l’impressione di essere al cospetto di un Capitano Nemo dell’orologeria; un uomo che ha attraversato ventimila leghe nei mari che confluiscono in un solotempo, per ritrovare l’origine di un unicum: un Rolex Submariner 5513 del 1967 con un quadrante bianco più raro di Mocha Dick, il celebre capodoglio – quello vero, un maschio che fu avvistato nelle acque vicine all’Isola di Mocha, al largo del Cile meridionale, all’inizio del XIX secolo – che ispirò la penna di Herman Melville nel 1851. 

Sfogliando nella boutique del mio amico il libro “Ultimate Rolex Daytona”, che troneggia su una cassapanca piacevole, opposta al banco di un american bar più utile di quanto uno possa pensare, l’autore, Pucci Papaleo, ricorda come si possano trovare decine e decine di versioni, leggermente diverse tra loro, a volte realizzate in piccole o piccolissime serie da Singer, ma anche alcuni quadranti tanto sconvolgenti da non aver mai ottenuto l’imprimatur per la loro effettiva produzione in larga scala; è questo il caso del quadrante appartenuto al catalogo Singer del 1967 che il nostro Giulio Verne ha visto affiorare dalle profondità del tempo in quella che era destinata a diventare il suo guscio naturale, una cassa Oyster d’acciaio brevettata dalla celebre Maison fondata da Hans Wilsdorf.  

Il Rolex Oyster Perpetual Submariner referenza 5513 del 1967 monta un quadrante prototipo bianco prodotto da Singer nel medesimo anno.

Come tutti saprete, Jean Singer & Cie SA, più nota con il solo nome di Singer, è una centenaria manifattura di La Chaux-de-Fonds delegata alla creazione dei quadranti che i migliori orologi svizzeri avrebbero montato nelle loro casse. Secondo l’attenta ricostruzione dei fatti, Rolex, che ha già sperimentato dei quadranti bianchi sui suoi primi professionali – il Turn-O-Graph Referenza 6202 e l’Explorer I Referenza 6610 – affida ai cadraniers di Singer il compito di pensare uno sfondo bianco per il Diver che è destinato a diventare il professionale più iconico della storia dell’orologeria. Si tratta di quadranti “Albini”, come li chiamano i collezionisti. Quadranti che in certi casi, come il nostro, resteranno solo allo stadio di prototipo.

Giulio Verne, il nostro collezionista con il quale condivido la passione per la letteratura, oltre che per l’orologeria, mi ha raccontato una storia interessante a riguardo; lui che ha iniziato a collezionare segnatempo quando i cronografi della Rolex, che avevano fallito la corsa allo spazio – non serve certo ricordarvi a cosa ambisse la dicitura “Cosmograph” nei quadranti e di quanto sia successiva la fama delle corse a Daytona – giacevano a “dozzine” nei cassetti dei negozi della Fifth e la Sixth Avenue di New York perché invenduti, anche a prezzi che oggi ci fanno sorridere per la fantasia, se non piangere per il rimorso. 

Quando lui ha iniziato a collezionare, il Nautilus di Patek Philippe disegnato da Gérald Genta, presentato a Basilea nel 1976, era distante non migliaia di leghe, ma anni luce dal successo che ha conquistato negli ultimi tre lustri. Uno dei “protagonisti immateriali è il sottomarino che si chiama Nautilus”, mi racconta, e per questo è stato “il mio primo orologio, ragione per cui non potevo scegliere nome migliore che Giulio Verne nei forum”, dove ha imparato e contribuito all’insegnamento della storia della grande orologeria. Io ho quel che ho donato, fece scolpire sull’ingresso del Vittoriale degli Italiani il vate Gabriele D’Annunzio, un motto da tenere sempre a mente nelle proprie imprese. 

Ho iniziato a scambiare informazioni sugli orologi, oltre che sul campo, alle fiere e alle aste, proprio nei forum”, racconta, spiegando che il suo “drive collezionistico è sempre stato il materiale e il colore: il bianco, l’acciaio, l’oro bianco e il platino… con una predilezione per Patek e Rolex sportivi, una passione che, nel corso del tempo, ha spinto la ricerca dell’iconico verso la particolarità, perché, come sottolinea, poi, alla fine, quando si arriva a un determinato livello di collezionismo, ti affascina qualcosa che è fuori dal comune, fuori dall’ordinario… qualcosa che catturi la tua attenzione… ed è proprio ciò che è accaduto quando ho visto questo orologio a una fiera, a Parma, una ventina di anni fa.

Questo unico prototipo di quadrante bianco, prodotto da Singer nel 1967, mostra tra le altre la particolarità estremamente ricercata della dicitura “meters first”.

In questi casi ci si riferisce all’anomalia inaspettata come a un “Cigno Nero”, secondo la teoria formulata dal matematico libanese Nassim Nicholas Taleb, che, facendo riferimento alla scoperta dei cigni non bianchi avvenuta in Australia nel 1697, descrisse nel suo saggio un evento imprevedibile e di enorme impatto, estremamente difficile da razionalizzare a posteriori. Ma, un Rolex Submariner con il quadrante bianco? Com’era possibile? 

Era possibile, lo possedeva uno stimato e affidabile commerciante di orologi con uno spiccato valore collezionistico che al tempo lo propose a una cifra che viene riportata come “insensata” – non vi diremo se per eccesso o per difetto -, ma, comunque, onorata dopo una stretta di mano. Misi questo orologio in tasca, mi confida Giulio Verne . Per capire l’importanza dell’evento, dell’anomalia, del prodigio, bisogna entrare nel “tecnico”, e aggiungere, solo alla fine, il tassello essenziale della ricerca che ha condotto alla certificazione dell’importanza di questo Rolex unico. Perché stiamo parlando dell’unico prototipo esistente, nel senso che è l’unico quadrante esistente di una prova Singer sviluppata per un Rolex Submariner 5513 e incassata in un orologio completamente coevo con l’anno di produzione del quadrante che era stato estratto da una cartella di prototipi Singer del 1967. 

Nel 1967 Rolex aveva in produzione solo due modelli di Submariner No Date, il 5512 e il 5513; quest’ultimo, a cui era destinato il quadrante bianco, montava il calibro 1520 nella nuova cassa Oyster, provvista di  spallette di protezione arrotondate ai lati della nuova corona Twinlock, e di una ghiera girevole con inserto graduato nero e una zigrinatura più pronunciata rispetto ai modelli precedenti. Quell’anno, inoltre, era un anno di transizione tra i bracciali, che passano dal 7206, generalmente con finali 80, alla generazione dei 9315 con finali 280/380. In ogni caso, la transizione del 1967 non riguarda solo il bracciale Oyster, ma i quadranti. Il quadrante in questione, infatti, proviene, con certificazione, da una cartella di prototipi Singer, e possiede caratteristiche completamente inedite; oltre al colore, mai utilizzato per un Submariner, anche i trizi e la grafica da “metri prima” dei “piedi” e, poi, il quadrante Grené e non Gilt, fanno di questo prototipo un pezzo unico, che nasconde una storia ancora più interessante: la ragione del suo “fallimento” come ipotesi commerciale.

La storia che è dietro a questo orologio, in realtà, è la storia che sta dietro a un quadrante, perché questo quadrante del 1967, periodo di transizione, in Rolex, da una grafica Gilt a una grafica Matt, è stata confermata da addetti ai lavori, che hanno raccontato come il quadrante bianco proposto dai cadraniers di Singer potesse rappresentare una rivoluzione nell’orologio sportivo“, per l’epoca. A quanto pare la Rolex apprezzò molto il prototipo a livello estetico, se non fosse per un piccolo problema. Fecero delle prove e scoprirono che sott’acqua, tra il vetro e il quadrante bianco, si provocavano dei riflessi incompatibili con un orologio tecnico nato appositamente per le immersioni subacquee. Ciò bastò ad accantonare ogni progetto in tal senso, nonostante il rispetto di tutti i canoni previsti per un quadrante Rolex che, infatti, mostra il logo con la ben nota corona, la dicitura Swiss, a ore 6, con le indicazioni della presenza di radioattività allora consentita dalla legge svizzera negli indici riempiti con trizio (“T <25”, ossia emissioni inferiori a 25 milliCurie) e la profondità di impermeabilità garantita nella modalità “meters first” di “200 metri – 660 feet”. Non sono state fatte altre prove su modelli di Submariner successivi, con o senza data. La rifrazione della luce sul bianco ha sancito l’impossibilità di proseguire in tal senso”, aggiunge Giulio Verne. E questa è in un certo senso una piccola fortuna. Secondo Giulio Verne, “escluso l’Explorer I battuto all’asta da Christie’s e i Daytona Albini, questo è l’unico sportivo subacqueo Rolex con il quadrante bianco della storia.

Il quadrante prototipo rispetta tutti i canoni previsti per un quadrante Rolex, oltre al logo con la ben nota corona, è ben visibile la dicitura Swiss a ore 6 e le indicazioni della presenza di radioattività allora consentita dalla legge svizzera negli indici riempiti con trizio, “T <25”, ossia emissioni inferiori a 25 milliCurie.

Come scrive Pucci Papaleo quando fa riferimento agli “Albini” e ai quadranti prototipo come gli “Exotic”, sono proprio i questi i “più amati e ricercati dai collezionisti, che in questa maniera riescono a raggiungere l’ambito traguardo del ‘pezzo’ unico o addirittura del concept mai arrivato ufficialmente nella vetrina di un venditore. Paragonabili idealmente allo schizzo di studio realizzato dai grandi pittori, con l’unica grande differenza che la quotazione è qui più alta nella prova che nel definitivo, spesso hanno detto di più sul loro periodo storico non entrando in produzione, che al contrario, diventando dei best-seller nelle vendite“. Ebbene è proprio questo il caso di questo quadrante bianco raro come Mocha Dick che è stato montato, come un quadro nella sua cornice, in un Rolex Oyster Perpetual Submariner, Referenza 5513, nel 1967, generando, di fatto, un pezzo unico, con tutto lo strabilio che ne deriva nel guardarlo “…Che i prodigi siano dovuti al Creatore, nulla di strano: ma trovarsi a un tratto sotto il naso l’impossibile, misteriosamente ed umanamente realizzato, poteva far dare di volta il cervello, scrisse in Ventimila leghe sotto i mari il vero Giulio Verne. Il nostro collezionista, come il vero Capitano Nemo, non ha mai perso la testa invece. Anzi, come mi ha confessato, negli ultimi 20 anni, ha custodito con gelosia questo Cigno Nero dell’orologeria svizzera, portandolo con se in alcuni eventi mondani dove si incontrano e ritrovano collezionisti e appassionati. Alla domanda se qualcuno avesse mai avanzato delle proposte per fare suo questo pezzo unico, il nostro Giulio Verne sorride. “Tanti, con cifre astronomiche… ho sempre declinato, almeno per ora“. Crede che alla fine lo terrà per sé, perché, in fondo, “è uno di quegli orologi che in qualche modo caratterizzano un collezionista”, e poi ha degli eredi, chissà che non vogliano seguire le sue orme e coltivare la sua grande passione per il tempo e la bellezza. Certo, non è mai detta l’ultima parola.

Un ringraziamento particolare, come accennato nell’incipit, va a Francesco Fiorentini di Collector Items che ha contribuito alla realizzazione di questo articolo


Romano, appassionato di orologi fin dalla tenera età, vivo nel passato ma scrivo tutti giorni per Il Giornale e InsideOver, dove mi occupo di analisi militari e notizie dall'estero. Ho firmato anche sul Foglio, L'Intellettuale Dissidente e altre testate.

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