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Hamilton, dal DNA americano al Khaki Field Mechani...

Hamilton, dal DNA americano al Khaki Field Mechanical da 36 mm

Passeggiando per le vie della tranquilla cittadina di Lancaster, in Pennsylvania, con la sua cultura rurale, ma anche intraprendente e laboriosa, non si fa fatica, al 917 di Columbia Avenue, osservando il monumentale edificio, un tempo sede di Hamilton, ad immaginare l’atmosfera che accolse, nel 1892, la nascita della Casa statunitense ed il suo straripante ed immediato successo. Vivissimo e crescente ancora oggi, in virtù del savoir-faire elvetico forgiato su quell’anima americana i cui risvolti rivelano, anno dopo anno, inaspettate sorprese.    

Sono ancora diversi i dubbi da chiarire e le verifiche da effettuare per raccontare con obiettività cronologica e rigore storico l’epopea di Hamilton, Casa orologiera americana con 134 anni di attività alle spalle. In tal senso, l’opportunità che mi è stata data di visitare i luoghi e gli ambienti che hanno ospitato, l’11 novembre 1892 a Lancaster la fondazione di una industria orologiera e di un brand, successivamente registrata ad Harrisburg, capitale dello Stato della Pennsylvania, il 14 dicembre, con il nome di Hamilton, mi ha aperto le porte di un mondo, di un’organizzazione, di un approccio sociale e di una realtà imprenditoriale legata all’orologeria veramente interessanti e stimolanti. Il primo dubbio, infatti, si è risolto, apprendendo che la Lancaster fu fondata nel 1742 da James Hamilton su di un terreno di proprietà del padre Andrew, di origine scozzese, una piccola cittadina molto ancorata al suo DNA rurale ed accolse l’attività orologiera a partire dal 1874. Lo fece in un edificio sito al 917 della Columbia Avenue con la Adam & Perry Watch Co., seguita, poi dalla Keystone Watch, attività che entrarono quasi subito in difficoltà fino a quando, nel 1892, la manifattura ed i suoi contenuti furono acquistati all’asta da Hugh M. North e da cinque investitori locali, ossia Charles D. Rood, Harry B. Cochran, George H. Franklin, John F. Brimmer e Peter T. Watt per 6.000 dollari. Inizialmente la nuova attività venne denominata Columbia Watch Co., ma a causa di diritti già registrati su quel nome, esso venne modificato in Hamilton, onorando il suddetto fondatore di Lancaster. 

Sopra, la prima immagine della fabbrica di orologi Hamilton Watch, nel 1892, sorta sulle « ceneri » della Adams & Perry Watch Manufacturing (successivamente, della Keystone Watch), fondata nel 1874. Sotto, foto risalente al 1909, in cui si osserva l’aggiunta della East Tower con l’orologio sulla sommità, distribuito su 4 quadranti.

Il successo iniziale di Hamilton fu proprio dovuto alla conseguente fruizione delle migliori risorse della Keystone, nonché dei macchinari e del personale dell’Aurora Watch, anch’essa comprata in asta, utili per dar seguito alla pressante richiesta di orologi di qualità e precisione necessari all’industria ferroviaria, all’epoca in grande sviluppo. Infatti, il primo orologio Hamilton, prodotto nel 1893, con il n. 1, con movimento da 18’’’, calibro 936, si segnalò proprio presso i responsabili e tecnici delle ferrovie, tanto che il n. 2, sempre commercializzato nel 1893, data la precisione e l’affidabilità nel tempo, venne acquistato, in quasi tutta la disponibilità, da dirigenti e personale ferroviario. La Hamilton Watch Company divenne un punto di riferimento essenziale per il sistema ferroviario nazionale, tanto da venir riconosciuta come il “Railroad Timekeeper of America”. Nell’azienda lavoravano diverse centinaia di persone, che raggiunsero rapidamente anche il migliaio, tra il 1908 e il 1919 (durante la Seconda Guerra Mondiale, quando l’intera produzione fu convertita a sostegno dello sforzo bellico, i dipendenti erano 3.000): il primo presidente fu J.W.B. Bausman, sostituito, nel 1894 da Charles D. Rood. Quell’edificio fu ampliato progressivamente e, nel 1910 venne eretta la prima Clock Tower: per la precisione si trattava della East Tower dove fu installato un orologio Seth Thomas n. 6 con ricarica elettrica, ad alimentare 4 quadranti da poco più di 1,8 metri di diametro l’uno (un esemplare dello stesso tipo è conservato all’interno del National Watch & Clock Museum, sito a Columbia nella contea di Lancaster); la West Tower venne eretta nel 1916 e, all’interno, è molto probabile che fu montato sempre un orologio Seth Thomas, oggi visibile presso il Thaddeus Stevens College of Technology, sempre a Lancaster. Gli ampliamenti proseguirono fino all’inizio degli anni ’60, con l’aggiunta di siti produttivi retrostanti la facciata. Oggi, non è rimasto più nulla, all’interno, dello straordinario contributo di Hamilton all’orologeria americana, essendo stata trasformata tutta la superficie disponibile in appartamenti (solo alcune casseforti e poco altro, oltre ovviamente alle Tower con l’orologio, alimentato da un movimento non originale) ma, grazie a strategie da parte del brand di recupero della memoria e dell’anima statunitense, è stata avviata, all’inizio del 2025, una elegante boutique proprio a Lancaster che, fin da subito, ha dato lusinghieri risultati.

Tre postazioni di lavorazione meccanica presso la Hamilton a Lancaster, nell’intorno gli anni ’50.

Gli edifici della Hamilton Watch Company come appaiono oggi, destinati ad uso condominiale. Si può osservare la East Tower. 

Si trova nel palazzo, all’angolo tra Duke Street e Chestnut Street, nel downtown di Lancaster dove, nel 1912, il gioielliere/orologiaio Ezra F. Bowman, trasferì la sua gioielleria/orologeria (al piano terra) con attività di vendita e, contestualmente, la sua scuola di formazione, la Bowman Technical School (che aveva istituito nel 1877), al terzo piano, con corsi per orologiai, orafi e incisori. Furono moltissimi i tecnici orologiai formati da Ezra a trovare lavoro presso la Hamilton con alto livello di professionalità. Questi locali sono estremamente riconosciuti nel contesto della storia orologiera statunitense, enfatizzando il ruolo primario di Lancaster nell’averne costruito la tradizione e l’ottima reputazione. Un dettaglio confermatomi da Rory McEvoy, Direttore del citato National Watch and Clock Museum, titolare della più ampia collezione di orologi del Nord America, che ha dedicato ad Hamilton uno spazio permanente molto esteso in cui si trovano i modelli più rappresentativi del brand, fin dai primi due esemplari succitati. Ma vi è ancora moltissimo materiale – documenti ed orologi – negli archivi, che deve essere analizzato e digitalizzato per far sì, come affermavo nell’incipit, che molte domande su di una più puntuale timeline di Hamilton – completa di info approfondite su meccanismi di manifattura, modelli, quantità prodotte, soprattutto in riferimento al passaggio dai tasca agli esemplari da polso, e, poi, al Secondo Conflitto Mondiale fino all’acquisizione, nei primi anni ’70, da parte dell’attuale Swatch Group -, possano trovare un’adeguata risposta e dare ancora più lustro alla Casa. 

Orologio da tasca Hamilton, con numero di serie 2, rivestito in oro, di tipo “open-case”, realizzato nel 1893, calibro manuale 936 da 18’’’. Venne utilizzato da un ingegnere delle ferrovie.

Hamilton Norman, risalente al 1946, manuale (calibro 980 realizzato nel 1939), in oro a 14 carati. Accanto, il Ventura del 1957, il primo orologio elettrico della storia; la cassa fu disegnata da Richard Arbib.

Cronometro del 1918 (con scappamento ad ancora “double roller”) e Cronometro da Marina di Hamilton, montati su giunti cardanici per ammortizzare gli effetti dei movimenti sulla precisione.

Su questo mio pensiero ho trovato una dinamica sponda in Francesca Ginocchio, dall’ottobre 2025, CEO di Hamilton, la quale ha sottolineato: “Il crescente successo che Hamilton sta ottenendo worldwide in questo momento, è motivato proprio da uno storytelling denso di spunti d’interesse per gli appassionati e il pubblico che si vuole avvicinare all’orologeria, ulteriormente stimolato da chiavi d’accesso quali il cinema, con il quale vantiamo una storica partnership, ed il gaming, con cui abbiamo impostato un lavoro eccezionale di comunicazione e visibilità”. L’ultima, importante novità lanciata dalla Casa, appartiene all’iconica serie Khaki Field, figlia di uno dei suoi asset più importanti, la collezione Khaki, per l’appunto, legata al segnatempo rispettoso delle specifiche militari, con primario riferimento al secondo conflitto mondiale ed al periodo 1941-1945. Denominata Mechanical 36 mm, è ispirata dalla variante militare Khaki FAPD 5101 (anche il diametro è il medesimo), che fu prodotta, per un solo mese, nel settembre del 1970. Omaggio al 250° anniversario della dichiarazione d’indipendenza degli USA (evento ricordato sul fondello serrato a vite), e realizzato solo per il 2026, il modello in acciaio opaco, impermeabile fino a 10 atmosfere, presenta barrette fisse tra le anse e vetro acrilico bombato – oltre ad una protezione antipolvere ed antimagnetica del movimento -, in linea con il suindicato originale, mentre il meccanismo manuale, calibro H-50, con spirale Nivachron, assicura 80 ore di riserva di carica.

Esterni e interni dell’elegante boutique di Hamilton, aperta a Lancaster all’inizio del 2025, al n. 149 di Duke Street, nel downtown, in un edificio che accolse la scuola orologiera della città.

La suddetta versione “anni ‘70”, destinata ai navigatori della US Air Force – FAPD è l’acronimo di “Field and Aviation Personnel Division”  – ed indicata come Type 1 Navigator, prevedeva, sulla cassa, un processo di “parkerizzazione” dell’acciaio, per aumentarne la resistenza all’usura e proteggerlo più efficacemente dalla corrosione; il movimento manuale, calibro 684, dotato di 17 rubini e operativo a 21.600 alternanze/ora – connotati mantenuti sull’H-50 -, venne adottato solo sulla succitata referenza. Sul quadrante nero, con sfere a gladio ed indici periferici trattati con SuperLuminova Grado X2 su tonalità vintage, non manca il doppio giro delle 24 ore, una classica visualizzazione militare. L’orologio si chiude al polso mediante un cinturino NATO con fibbia ad ardiglione. L’anima americana di Hamilton, quella dei tasca forniti alle ferrovie, ai piloti delle linee aeree postali da Washington a New York, dei Boulton, dei Ward, dei Wilshire, dei Norman, dei Contour, degli Otis, dei femminili ispirati dall’Art Déco, dei Ventura e dei Khaki, è un libro da completare ancora in molti dei suoi capitoli, per comprendere appieno il messaggio culturale, di stile e di qualità, formatosi nella terra natia.

Khaki Field Mechanical 36 mm, in acciaio opaco, spessore di 10,2 mm, vetro bombato acrilico (trattato “hard coating” antigraffio), fondello chiuso a vite e personalizzato con l’incisione del 250° anniversario dell’indipendenza americana. Impermeabile fino a 10 atmosfere. Quadrante nero mat, numeri arabi (doppio giro sulle 24 ore) sormontati da indici triangolari a luminescenza vintage, così come le sfere a gladio. Meccanico manuale, calibro H-50 con spirale Nivachron, 80 ore d’autonomia. Cinturino in tessuto NATO, fibbia ad ardiglione. Prezzo: 675 euro.


Da circa 25 anni, giornalista specializzato in orologeria, ha lavorato per i più importanti magazine nazionali del settore con ruoli di responsabilità. Freelance, oggi è Watch Editor de Il Giornale e Vice Direttore di Revolution Italia

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