F.P. Journe, unico

L’incontro con François-Paul Journe è una di quegli accadimenti che, per un appassionato, rappresentano un obiettivo, un punto di arrivo. Il suo sublime talento, infatti, è posto al servizio dell’essenza dell’orologeria, con una semplicità e, nel contempo, una maestria tali da lasciare senza parole. Il suo orologio, nel rispetto della più pura tradizione del XVIII e XIX secolo, non è il risultato di fattori costituitivi, è un insieme, in cui una componente appare come il risultato armonico di un’altra. 

Il mio lavoro di giornalista specializzato e di comunicatore m’impone di mantenere sempre le opportune distanze e trasferire una valutazione oggettiva del prodotto o della Casa di cui scrivo. Ciò non significa evitare l’uso di aggettivi in fase descrittiva ma, per come io intendo il mio ruolo, cercare di non lasciare andare la penna senza un opportuno controllo. Come in tutte le cose, o più o meno, esistono le eccezioni, mio malgrado… Nell’universo delle lancette, operano delle realtà eccezionali, ben note e consolidate. Non sono tante, anzi, assai poche, tra Maison dalla storia ultrasecolare e aziende indipendenti che, da poco più di un ventennio, stanno scrivendo una storia di creatività e di savoir-faire di altissimo livello e d’interesse. Ecco, almeno per quanto mi riguarda, come detto poc’anzi, riesco a tenere a freno la mia parte emozionale, da appassionato prima che professionista, senza problemi. Non riesco solo con lui, François-Paul Journe, da sempre. Come si usa dire nelle belle storie d’amore, è stato un “colpo di fulmine”, sin da quando, nel 2000, sono stato “folgorato” dal Chronométre à Résonance, rimanendo qualche ora a girarlo tra le mani per comprenderne tutti i più reconditi segreti. E da quel momento ad oggi, il Maestro di Marsiglia, classe 1957, modello dopo modello ha confermato le mie impressioni, anzi, se possibile, le ha esponenzialmente ampliate. In tutti i settori, nello sport, nella moda, nell’imprenditoria, esistono i fuoriclasse, quelli che hanno un qualcosa in più, talvolta non spiegabile. Per rendere l’idea, essendo io un appassionato anche di tennis, la figura di Roger Federer, guarda caso, elvetico…, a giudizio non solo mio, ma della stragrande maggioranza di esperti, addetti lavori e giocatori stessi, esula da qualunque confronto. Ci sono dei giocatori, come Novak Djokovic o Rafael Nadal, straordinari campioni, che hanno vinto più titoli di Federer, ma qui, non è questione di numeri, è questione di grazia, eleganza e, quasi, perfezione nell’esecuzione dei colpi, nel puro rispetto dei più accreditati manuali sul gioco. Nessuno come lui, è un qualcosa che va oltre il talento. 

François-Paul Journe, classe 1957, nato a Marsiglia.

Recentemente, dopo diversi anni, ho avuto l’opportunità d’incontrare Journe nuovamente, un privilegio ormai, perché François-Paul concede pochissime interviste, ma se pungolato sul tema che ama, ossia la pura arte orologiera, tecnicamente ed esteticamente, è un fiume in piena. Aveva previsto un quarto d’ora, siamo stati a parlare circa un’ora. Prima d’incontrarlo ho avuto un ulteriore privilegio, ossia quello di visitare, tra i primi, l’azienda “Les Cadraniers et Boitiers de Genève”, di proprietà di Journe, una manifattura destinata all’habillage dell’orologio, ai massimi livelli, recentemente inaugurata, dopo un’accurata riorganizzazione e riammodernamento (è iniziata con una modesta struttura a Meyrin, nel 2012 e i lavori di upgrade sono durati tre anni fa), in cui lavorano 80 persone: nell’unione tra le due specializzazioni, sono stati aggiunti due nuovi reparti, preposti alla realizzazione delle cifre luminescenti e degli smalto. Il tutto, disposto su tre piani: primo e secondo destinato a “Bôitiers de Genève”, il terzo a “Cadraniers de Genève”.  Va sottolineato che, per Journe l’approccio iniziale ad ogni nuovo modello parte dal quadrante, la componente più espressiva di un orologio, il mezzo attraverso il quale vengono comunicate le funzioni, che si tratti di cronometria, base tempo o complicazioni. Nei dipartimenti relativi ai quadranti (l’azienda realizza buona parte della sua produzione per conto terzi, e si tratta di Maison molto prestigiose), sono 13 i laboratori specializzati nelle fasi di processo e su ogni tipo di esigenza: i materiali utilizzati sono alpacca oro, argento e alluminio, e operazioni quali la lucidatura, la sabbiatura, la satinatura, la laccatura, la smaltatura e la pittura, avvengono sotto lo stesso tetto, ed è più facile e veloce correggere eventuali errori di esecuzione, risalendo immediatamente al reparto responsabile. E, poi, la sinergia tra macchine CNC e artigiani esperti per le finiture a mano è totale, con il ruolo della tecnologia chiaramente funzionale a valorizzare la tradizione e mai, a scapito del lavoro svolto dagli orologiai. La bellezza dell’artigianato piace nella natura imperfetta del tocco umano. Da citare, in tal senso, il controllo dello spessore dei quadranti (va da 0,4 mm fino ad un massimo di 1.4 mm) e del fatto che il disco sia perfettamente piano: un’operazione effettuata a mano e molto delicata, considerando che lavorazioni quali laccatura (delicatissima, in particolare, sul Chronomètre Bleu), pittura e verniciatura, possono aggiungere una media di 0,1 mm. E, ancora, la realizzazione degli indici, dei loghi e delle scritte: i primi sono prima lucidati in gruppo sulla superficie superiore, essendo posti su di un piano metallico circolare, poi vengono estratti e lucidati singolarmente sui fianchi. Nel caso tutto questo avvenga per “décalque”, mediante il tampone in silicone, per un modello quale il Chronomètre Souverain, sono ben 7 i passaggi da effettuare. Ovviamente, controlli certosini vengono effettuati al termine di ogni fase. 

“Les Cadraniers et Boitiers de Genève”, azienda con sede a Meyrin, di proprietà di F. P. Journe, in cui la specializzazione nella realizzazione di casse e quadranti è portata ai suoi massimi livelli. Opera per Journe e per altre prestigiose Maison.

Sede centrale e base produttiva dei movimenti di manifattura di François-Paul Journe, ubicata a Ginevra, al numero 17 di Rue de l’Arquebuse.

Macchine CNC a 7 assi, per la produzione delle casse, successivamente all’acquisizione dei materiali grezzi e fase di polissage (“Les Cadraniers et Boitiers de Genève”).

E se il quadrante è il punto d’ingresso visivo di ogni orologio, la cassa lo è del tatto, in termini di forma, struttura e peso. Sono sette i dipartimenti del segmento aziendale “Bôitiers de Genève”, che operano su materiali quali acciaio, oro, titanio, tantalio e platino. Anche in questo caso, massima  l’armonia tra i macchinari CNC su 7 assi, e gli operatori al banco, a partire dalla lavorazione del materiale grezzo, attraverso lo stampaggio, per passare alla lucidatura, alla satinatura a mano e alla gravure (su oro e platino) – ognuna di queste operazioni è preceduta dal lavaggio – e all’assemblaggio finale. In tutte queste fasi avviene un maniacale controllo delle temperature e dell’umidità nei diversi laboratori, per evitare qualsivoglia imperfezione. La produzione dei meccanismi F.P. Journe, avviene presso la sede di Ginevra, al numero 17 di Rue de l’Arquebuse. Vi lavorano 27 orologiai su assemblaggio/regolazione/controllo, 20 tecnici su macchinari CNC, 8 artigiani per le finiture e 5 orologiai per il servizio post-vendita. Suddivisi su tre piani, i diversi reparti vanno dagli spazi destinati alle macchine CNC per la produzione delle componenti (Journe non realizza in-house rubini, vetri zaffiro, bilancieri e spirali), all’Amministrazione, Marketing/Comunicazione  e Vendite, per poi arrivare all’Assemblaggio e Finiture. Specificamente, ogni orologio – Journe produce non più di 1.000 esemplari all’anno – viene assemblato due volte, con test accurati alla fine del primo assemblaggio –, e il maestro marsigliese ha il suo ufficio, o meglio, il suo banco di lavoro, accanto ai suoi orologiai. 

Quantième Perpétuel Edizione “Boutique”, in platino, da 40 mm, con quadrante blu. Automatico, calibro 1300-3, dall’autonomia di 120 ore. Indicazioni: giorno della settimana/mese a finestrella al 12, data a doppia finestrella al 6, riserva di carica al 9, ciclo bisestile al centro.

Procedura di galvanoplastica sui quadranti e fase di adattamento degl’indici a numeri arabi (“Les Cadraniers et Boitiers de Genève”).

Chronomètre Souverain, nella versione in platino da 40 mm, con quadrante argenté a finitura guillochè “Clous de Paris” al centro. Manuale, calibro 1304 (ponti e platina in oro rosa a 18 carati), due bariletti in parallelo, 56 ore di riserva di carica. 

A sottolineare il livello manifatturiero, modelli quali l’Astronomic Souveraine e il FFC possono essere assemblati solo da due orologiai e, in particolare, per il secondo, personalmente da Journe. Ecco, personalmente. Lo abbiamo intervistato con indosso il suo inseparabile camice blu da orologiaio, perché Journe è un orologiaio, un Maestro orologiaio. Torneremo più volte in futuro, su ciò che ci ha confidato, e in questa sede, vogliamo esplicitare, in particolare, il pensiero che l’autore di capolavori quali il Répétition Souveraine, il Tourbillon Souverain, l’Astronomic Souveraine, il Centigraphe e, last but not least, il Quantième Perpétuel, ha sul concetto di orologio, sulla sua funzione e sulla sua storia e come un Maestro orologiaio si deve porre di fronte ad esso. “Ogni volta che creo un orologio, lo faccio per me, non per gli altri. É stato molto difficile in questi anni, mantenere questo punto di vista, realizzando degli esemplari non propriamente in linea con la richiesta del pubblico. Ma ho tenuto duro è sono riuscito a farlo. E dal momento in cui i collezionisti hanno recepito il mio messaggio, è cominciato il mio successo.  Il mio è un indirizzo ben preciso, chiaro e coraggioso: se realizzo un orologio ci metto dentro i contenuti, non solo il marchio…”. Il suo faro è sempre stato Abraham-Louis Breguet, relativamente al quale, afferma: “Nel Montre Perpétuelle di Breguet, alla fine del ‘700,  vi era già tutta l’orologeria all’interno: mi riferisco al sistema automatico, all’antiurto, alla riserva di carica, allo scappamento, tutto. Breguet ha costruito le sue invenzioni e i suoi orologi con grandissima intelligenza, dal punto di vista pratico e, dunque, sì, le nuove generazioni di orologiai lo devono “affrontare” e metterci la testa. Era un orologiaio che sapeva disegnare l’estetica e mettere al suo servizio la meccanica”. Più recentemente, Journe ha individuato il suo riferimento contemporaneo in George Daniels: “E’ stato un genio perché, nella seconda parte del XX secolo ha inventato un suo stile nel momento in cui nessuno osava avventurarsi nell’orologeria più tradizionale. É stato il precursore dell’artigiano puro del segnatempo, dell’orologiaio indipendente, colui che la realtà indipendente sul mercato ha creato ed ispirato. Daniels ha fatto delle cose eccezionali. Io non ho creato tutto quello che ha realizzato lui, ma, giunto, vicino agli 80 anni, mi ha detto: ‘Ora sei tu che devi proseguire il mio lavoro’. E lo ha detto davanti a testimoni.”. Non credo si debba aggiungere altro.

Equilibratura della gabbia del tourbillon.

Chronomètre Optimum, nella versione in oro rosso da 42 mm, con quadrante in oro rosso con placca avvitata per l’indicazione di ore e piccoli secondi; riserva di carica al 6/7. Calibro manuale di manifattura 1510, con ponti in oro rosa,  remontoir d’égalité e scappamento bi-assiale brevettato (a impulsi diretti): riserva di carica d 70 ore.


Da circa 25 anni, giornalista specializzato in orologeria, ha lavorato per i più importanti magazine nazionali del settore con ruoli di responsabilità. Freelance, oggi è Watch Editor de Il Giornale e Vice Direttore di Revolution Italia

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