La ricorrenza dei 150 anni di attività è stata l’occasione, per Audemars Piguet, per regalarsi un nuovo calendario perpetuo regolabile via corona ed un modello che, in qualche misura, sovverte le regole tecnico-operative della cronografia, con soluzioni ingegnose e fluide nella loro immediatezza e semplicità. Modelli che invitano a riflettere sul futuro dell’Alta Orologeria, dove la Maison di Le Brassus è di casa, e relativamente alla quale sta strutturando delle strategie che associno l’esclusività, al confronto e all’incontro con il cliente.
In quel di Le Brassus, tranquillo paesino nella Vallèe de Joux, in Svizzera, l’orologeria cominciò ad influire decisamente sull’economia locale verso la metà del XIX secolo e, proprio lì, la famiglia Audemars, coltivava i campi in estate mentre, in inverno, lungo e rigido, arrotondava le proprie entrate lavorando a domicilio per le aziende orologiere ginevrine. In particolare, François Louis, chiamato “Le Loyal”, realizzava componenti e quadranti con una discreta specializzazione. Uno dei suoi cinque figli, Jules, nato nel 1851, dimostrò immediatamente una spiccata passione per la meccanica orologiera e, dopo aver fatto pratica osservando il padre, frequentò i corsi dei migliori maestri orologiai della regione. Dalla fine dell’apprendistato fino al 1873, si distinse nella fase di messa a punto finale di orologi da tasca con complicazioni quali il cronografo, il calendario e la ripetizione minuti. Sposatosi nel 1874 con Eugenie Renaud, a Gimél, fuori dalla Vallée, tornò nel suo paese natale diciotto mesi dopo il matrimonio e, nell’estate del 1875, malgrado una situazione “congiunturale” non certo favorevole, avviò il suo laboratorio per la fabbricazione di ébauches destinate ad orologi complicati. L’alta qualità delle realizzazioni permise a Jules di ottenere commesse da parte delle principali Maison di Ginevra e, nel contempo, egli mise a punto due nuovi calibri e li cominciò a fabbricare. Chiaramente, l’espansione dell’attività coincise con l’esigenza di nuovo e specializzato personale e fu in questa fase che avvenne l’incontro con Edward-Auguste Piguet. Nato nel 1853 ed anch’egli catturato dal fascino delle lancette, completò la propria formazione presso i migliori maestri orologiai della Vallée de Joux, nel 1875. Aveva conosciuto Jules Audemars durante gli studi giovanili e, ora che si erano incontrati di nuovo, accomunati dalla passione per l’orologeria, cominciarono a progettare un’attività insieme, mirata al miglioramento ed alla ricerca, in particolare, sulle complicazioni. In sostanza, scoprirono di avere la stessa idea, e cioè che non si doveva accettare un generalizzato livellamento dell’autentica arte orologiera, a cui l’industrializzazione, allora ai suoi albori, stava già conducendo. Il 17 dicembre del 1881 i due si presentarono di fronte al notaio del distretto de La Vallée, John Capt, presso Le Sentier, per procedere alla fondazione della società “Audemars, Piguet & Cie”, il cui scopo era la produzione e commercializzazione di prodotti orologieri. Il capitale sociale era formato da diecimila franchi messi a disposizione da Edward Piguet e da 18 movimenti “apportati” da Jules Audemars. Poco più di un anno dopo, il 6 dicembre 1882, avvenne l’iscrizione del marchio presso l’Amministrazione dell’Ufficio Tecnico di Berna. I ruoli furono chiari fin da subito: a Jules Audemars andò la responsabilità direttiva dell’azienda, mentre Edward Piguet assunse la direzione commerciale e finanziaria. Sette anni dopo la Audemars, Piguet & Cie poteva contare su dieci dipendenti, tutti di sesso maschile e i segnali di crescita furono confermati nel 1885, quando l’azienda aprì una succursale a Ginevra. Ecco, analizzando queste parole, non si fa fatica a comprendere lo spirito di ogni creazione di Audemars Piguet, la passione che vi è dietro di essa ed il suo costante desiderio di migliorare, di crescere, di stupire, di sfidare la micromeccanica su territori sempre più vasti e complessi. Dunque, all’alba dei 150 anni di questa splendida Maison, il motore che ne anima l’azione è sempre lo stesso. Per confermarlo basta osservare le ultime prodezze illustrate in queste pagine, eredi di capolavori e “première” di cui la storia di Audemars Piguet è costellata. Basti citare, esemplificativamente: 1892, produzione dell’orologio da polso n. 2416, che si ritiene sia il primo al mondo dotato di ripetizione minuti; 1906, primo orologio da polso firmato “Audemars Piguet”, con ripetizione minuti; 1915, presentazione del più piccolo movimento al mondo con ripetizione a 5 minuti (diametro di 7’’’, 250 componenti); 1924: realizzazione dei primi orologi da polso con calendario completo e fasi di luna e lancio dei primi modelli con ore saltanti espresse digitalmente; 1925, orologio da tasca più piatto al mondo (il movimento è alto appena 1,32 mm); 1955, produzione del primo orologio da polso con calendario perpetuo; 1967, presentazione del movimento più piatto al mondo con ricarica automatica, calibro 2120, spesso 2,45 mm; 1972, lancio del Royal Oak, presentato come primo modello sportivo/elegante al mondo; 1986, primo modello al mondo (nel contempo, anche il più piatto) con ricarica automatica e tourbillon, altezza totale di 4,8 mm; 1992, presentazione del “Triple Complication”, meccanico automatico, con ripetizione minuti, cronografo e calendario perpetuo; 1993, esordio del Royal Oak Off Shore; 1994, lancio del “Grande Sonnerie”, da polso, con ripetizione di ore e quarti.

Royal Oak “Jumbo” Flying Tourbillon Cronografo Automatico Extra-Piatto RD#5, in titanio (carrure e corona) e Bulk Metallic Glass (lunetta, pulsanti, fondello e selettore di funzione), da 39 mm (spessore di 8,1 mm), vetro zaffiro antiriflesso, pulsanti di forma, fondello integrato da vetro zaffiro. Impermeabile fino a 2 atmosfere. Quadrante “Bleu Nuit, Nuage 5.0”, Petite Tapisserie, indici “baignoire” in oro rosa rodiati e lancette a bastone in oro bianco luminescenti, tourbillon volante al 6, contatori (ore crono al 3 e minuti crono al 9) con fondo rifinito a colimaçonnage. Movimento automatico di manifattura, calibro 8100, riserva di carica di 72 ore a crono avviato/80 ore a crono fermo. Bracciale in titanio e BMG, chiusura déployante in titanio.

Il fronte posteriore del calibro 8100 è visibile attraverso il fondello integrato da vetro zaffiro ed è completamente a vista a motivo del posizionamento della massa oscillante periferica in platino. Caratteristiche generali: 31,4 mm di diametro (14’’’), 4 mm di spessore, 379 componenti, 44 rubini, bilanciere a regolazione inerziale oscillante a 21.600 alternanze/ora, riserva di carica di 72 ore (crono avviato)/80 ore (crono fermo). Ponti scheletrati.

Ilaria Resta, CEO di Audemars Piguet.

È possibile apprezzare l’ergonomia della cassa del RD#5 e il contrasto tra la satinatura del titanio e la lucentezza del Bulk Metallic Glass. Sempre raffinato il motivo Petite Tapisserie sul quadrante. Appena accennati i pulsanti crono di forma, dal tocco delicatissimo e sulla corona, ecco il selettore di funzione.
Avremmo potuto ampliare l’elenco a piacimento, tra masterpiece e primati, ma per comprendere appieno la “portata” di una Casa quale Audemars Piguet, è significativo il pensiero di Ilaria Resta, CEO da circa un biennio: “Percorrendo la Vallée de Joux, i suoi laghi e le sue colline, il suo tempo sereno, si comprende appieno quanto qui la perfezione dell’orologio si respiri ad ogni passo. Facciamo parte di un eco-sistema orologiero, di un sofisticato artigianato interdipendente. Per quanto riguarda Audemars Piguet, la nostra modernità sta nell’essere tornati al passato. Il sistema dell’établissage non è che interno, dunque la specificità di una funzione tecnica o estetica si sposa e si uniforma alla trasversalità ed alla comunicazione costante con le altre specializzazioni, per dar vita ad un prodotto ineccepibile sotto tutti i punti di vista. E, poi, vi è l’ossessione per il dettaglio e le finiture eseguite a mano, tanto da poter dire che il numero di pezzi che realizziamo, evidentemente non elevato, è giustificato dal ‘come’ li facciamo”. In tal senso, a conferire concretezza a tali parole, introduciamo, come anticipato, le due grandi novità di quest’anno, celebrative dei 150 anni ma, soprattutto, indicative di una strategia in prospettiva sull’haut-de-gamme orologiera, che qualifica ulteriormente questa Casa. Osserva, a tal proposito, Ilaria Resta: “Si tratta di orologi che esplicitano un approccio che definiamo “ergonomia intuitiva”, riferita a tutto ciò che aiuta l’interfaccia umana rispetto all’orologio e alle sue complicazioni, per migliorarla e renderla più semplice”.
Il Royal Oak Jumbo RD#5
Cominciamo con il Royal Oak “Jumbo” Flying Tourbillon Cronografo Automatico Extra-Piatto RD#5, una definizione lunga ed articolata, per un pezzo che segna, senza alcun dubbio, una nuova era nella storia dei cronografi e nell’evoluzione delle complicazioni. È la prima volta nei suoi 50 anni di storia, che il Royal Oak “Jumbo” è dotato di questa doppia complicazione, e per mantenere le imprescindibili proporzioni del modello, il team R&D della Maison ha lavorato per cinque anni, mettendo a punto il nuovo calibro AP 8100, ridefinendo la sensibilità al tocco dei pulsanti cronografici ed introducendo un esclusivo contatore dei minuti saltanti istantaneamente accanto al contatore delle ore. Il RD#5 è proposto in edizione limitata a 150 esemplari, e Ilaria Resta, lo presenta così: “L’obiettivo era quello di offrire agli appassionati un orologio complicato, ma allo stesso tempo confortevole e facile da utilizzare. In definitiva, un orologio adatto allo stile di vita contemporaneo che rendesse omaggio all’originale “Jumbo” con la sua semplicità estetica. L’eccezionale lavoro svolto dai nostri team riflette la forza collettiva che contraddistingue il nostro brand da 150 anni.”

Per la prima volta Audemars Piguet introduce un secondo pulsante situato a ore 2, dedicato alle funzioni di avvio, arresto e azzeramento, segnando così l’avvento del cronografo da polso moderno.

Distribuito tra il 1955 e il 1961, il modello 5521 riflette l’impegno del brand nell’innovazione del design, con la sua cassa in oro giallo a 18 carati impreziosita da un’ampia lunetta e da anse curve allungate.

Il cronografo viene introdotto per la prima volta nella collezione Royal Oak con il Calibro 2385 (Ref. 25860ST), un movimento a carica automatica con uno spessore di soli 5,5 mm.

Modello RD#1, da 44 mm, del 2015, che ha stabilito nuovi standard acustici.

Nel 2022, l’RD#3 ha introdotto il flying tourbillon automatico extra-piatto, gettando le basi per il Code 11.59 by Audemars Piguet Ultra-Complicazione Universelle RD#4, l’orologio da polso più complesso ed ergonomico mai prodotto da Audemars Piguet.
Riguardo l’habillage, per assicurare i 39 mm di diametro ed uno spessore di 8,1 mm, Audemars Piguet ha lavorato alacremente sul contenimento dell’altezza del calibro e, per esaltare la sottigliezza del profilo, ha coniugato la leggerezza del titanio – su carrure e corona – con la resistenza del BMG (Bulk Metallic Glass), su lunetta, fondello, pulsanti e selettore di funzione sulla corona. Costituito per il 61% da palladio, l’esclusivo BMG di Audemars Piguet è una lega metallica, la cui struttura amorfa che si determina dopo un rapido raffreddamento, si contrappone con grande efficacia all’usura e alla corrosione e la finitura a specchio ne esalta la brillantezza. Il connubio materico si ripete sul bracciale, classicamente rastremato e perfettamente integrato a proseguire il taglio angolare delle anse sulla carrure, tra maglie orizzontali in titanio satinato con smussi lucidi (stesse finiture sulla cassa) e raccordi verticali in BMG, eccezionalmente trattato, sul fondello, fissato con otto viti passanti, con una satinatura circolare. Il comfort al polso è stato, poi, elevato all’ennesima potenza, abbinandovi, oltre alla necessaria ergonomia, l’immediatezza nella gestione della funzione cronografica, con soluzioni innovative relative ai pulsanti. Per inciso, ricordiamo che Audemars Piguet presentò i suoi primi cronografi da polso negli anni ’30: prodotti in numero estremamente limitato (solo 307 esemplari prima del 1980), questi segnatempo sono tra i più rari al mondo. Tornando ai pulsanti, in un cronografo tradizionale, questi richiedono solitamente una pressione significativa per essere attivati, come spiega Giulio Papi, Direttore del Watchmaking Design: “La loro corsa, ovvero la distanza che devono percorrere con la pressione, è spesso pari o superiore a 1 mm e richiede una forza di circa 1,5 chilogrammi. Il nostro obiettivo era di ridurre questi valori per migliorare l’esperienza dell’utilizzatore, ispirandoci ai pulsanti degli smartphone, che solitamente hanno una corsa di 0,3 mm e richiedono una forza di 300 grammi”. Va considerato in tal senso che l’introduzione delle guarnizioni impermeabili e l’avvento dell’industrializzazione negli anni ’70, ha comportato che la forza necessaria per azionare i pulsanti del cronografo aumentasse notevolmente. Il lavoro per rendere l’experience del cliente più fluida e naturale è proseguito anche sulla corona, prevedendo un selettore di funzione, costituito da un pulsante coassiale con la stessa, con indicatore visivo a due posizioni: ricarica e impostazione dell’ora. Così facendo, si evita l’operazione di estrazione della corona in posizioni successive che, alla lunga, può stressare il sistema di carica e regolazione. Rimanendo sulla cronografia, ma analizzandone la sua connotazione meccanica, torniamo sul calibro automatico di manifattura AP 8100 – 31,4 mm di diametro (14’’’), spessore di 4 mm, 379 componenti, 44 rubini, bilanciere ad inerzia variabile oscillante a 21.600 alternanze/ora, massa oscillante periferica in platino al fine di limitare lo spessore ed offrire piena visuale sul movimento, riserva di carica di 72 ore a cronografo avviato e di 80 ore a crono fermo -, evidenziando un sostanziale intervento sul dispositivo di azzeramento, tradizionalmente basato sull’interazione tra martelletto e camma a cuore. Audemars Piguet lo ha completamente ripensato, anche in presenza della funzione flyback, ponendosi come obiettivo primario l’ottimizzazione della gestione dell’energia, ottenibile sia sul movimento, sia sfruttando i pulsanti a corsa breve e a bassa forza. Ma andiamo con ordine, premettendo che i suddetti camma a cuore e martelletto sono stati sostituiti da un meccanismo a pignone e cremagliera, “rack and pinion”. Questi entrano in azione contestualmente all’attivazione della funzione cronografica mediante il pulsante al 2, il cui smistamento avviene mediante ruota a colonne (per scelta tecnico-estetica, nascosta tra ponti, leve ed ingranaggi e non visibile come di consueto, quando presente), con innesto verticale: questo, al contrario del dispositivo classico che lo prevede, non avviene a frizione, ma determinando il movimento verticale della ruota dei secondi, limitando attriti e consentendo un risparmio di energia del 10%, contestualmente alla riduzione, pressoché totale, di salti o rotazioni inutili della sfera dei secondi crono. All’avvio della misurazione, la cremagliera scorre sul pignone della ruota dei secondi crono centrale descrivendo un arco di cerchio, al termine del quale viene innescato lo scatto istantaneo dei minuti. Durante questo percorso, la cremagliera “immagazzina” energia e mantiene, nella sua interazione con il suddetto pignone, gli ingranaggi in tensione, impedendo alla lancetta cronografica di vibrare ed eliminando la necessità della molla di accoppiamento presente nei cronografi contemporanei, con funzione di “freno” costante, sia durante il funzionamento sia durante il reset. Dunque, l’energia, in questa fase non viene dispersa ma immagazzinata, grazie ad una molla di flessione e, al momento dell’azzeramento, essa viene rilasciata in modo più fluido e con un’inerzia ridotta, non incidendo sulla riserva di carica, essendo il reset immediato, preciso ed il dispendio di energia minimo.

Il fronte posteriore del calibro 8100 dimostra tutta la sua particolarità. I ponti sono ridotti a componenti lineari scheletrate e quello centrale evidenzia il sistema “rack & pinion”, brevettato, in luogo della camma a cuore e del martello. Ad ogni giro del contatore dei secondi, la cremagliera e il pignone si disinnestano, consentendo alla prima di tornare immediatamente nella sua posizione iniziale, mentre il pignone continua a girare. L’energia immagazzinata nella cremagliera durante ogni minuto viene utilizzata anche quando questa torna indietro per incrementare istantaneamente il contatore dei minuti, che a sua volta aziona gradualmente il contatore delle ore.

Sul fronte anteriore del calibro, ecco il grande bariletto (assicura 80 ore d’autonomia a crono fermo) e il tourbillon volante con i bracci della gabbia lucidati.

Il RD#5, integra un bracciale in titanio e BMG lucido, mentre la chiusura è déployante doppia.

In quest’immagine si vedono alcune componenti quali la massa oscillante periferica in platino, il rastrello con la cremagliera, il ponte centrale del dispositivo crono e la piccola lancetta dei contatori crono.
Sottolinea Giulio Papi: “Immaginate il cronografo tradizionale come un’auto che viaggia con il freno a mano inserito. Con il Calibro 8100, il freno a mano non è più necessario e l’auto viene fissata con un elastico quando esce dal garage. Questo elastico verrà in seguito utilizzato per riportarla nel garage stesso. L’energia che prima veniva dispersa a causa dell’attrito del freno a mano ora viene immagazzinata all’interno dell’elastico. Quando si azzera il cronografo, l’energia immagazzinata viene rilasciata e la lancetta ritorna nella sua posizione in meno di 0,15 secondi. È stato svolto un lavoro approfondito per comprendere il comportamento delle lancette, in modo che il reset risulti quasi impercettibile alla vista, garantendo al tempo stesso un salto istantaneo dei minuti, una funzione molto ricercata dai collezionisti”.
L’orologio, poi, integra il tourbillon volante presentato nel RD#3 del 2022, riprogettandolo completamente, per ridurne lo spessore, pur mantenendo le proporzioni originali: il nuovo scappamento aziona la gabbia in titanio in modo periferico, migliorando in questo modo la distribuzione dell’energia e rendendolo più leggero e sottile. Inoltre, questo scappamento interagisce, attraverso l’ancora, con un bilanciere che tollera ampiezze maggiori rispetto a uno scappamento convenzionale, riducendo l’effetto di contraccolpo e migliorando l’affidabilità e la precisione.
Tutto questo viene visualizzato sul caratteristico quadrante con motivo Petite Tapisserie, nella tonalità “Bleu Nuit, Nuage 50”, su cui sono applicati indici a barretta in oro rosa rodiato, luminescenti, mentre le sfere a bastone sono in oro bianco. I contatori, al 3 e al 9, sono realizzati nello stesso blu con finitura colimaçonnage, e le lancette crono sono in titanio per garantire maggiore leggerezza. Sia fronte quadrante, che sul fondello è adattato un vetro zaffiro glassbox, piatto all’esterno e incavato all’interno per creare spazio aggiuntivo funzionale alla rotazione delle lancette. In sintesi, dal 2015, la serie RD sta fornendo soluzioni strutturali ad alcune delle sfide più impegnative dell’Alta Orologeria. L’RD#1 ha stabilito nuovi standard acustici, mentre l’RD#2, nel 2018, ha reinventato il calendario perpetuo extra-piatto posizionando i suoi componenti su un unico livello. Nel 2022, l’RD#3 ha introdotto il flying tourbillon automatico extra-piatto, gettando le basi per il Code 11.59 by Audemars Piguet Ultra-Complicazione Universelle RD#4, l’orologio da polso più complesso ed ergonomico mai prodotto dalla Manifattura. E il RD#5 s’inserisce perfettamente su questa linea.


AP lanciò il primo orologio da polso con calendario perpetuo e indicazione degli anni bisestili (modello 5516) nel 1955 (datario analogico periferico), seguito nel 1978 dal calendario perpetuo più sottile dell’epoca.

Royal Oak Calendario Perpetuo, in acciaio da 41 mm (spessore di 9,5 mm), vetro zaffiro antiriflesso, fondello integrato da vetro zaffiro. Impermeabile fino a 5 atmosfere. Quadrante blu, Grande Tapisserie, indici a barretta in oro bianco e lancette a bastone in oro bianco luminescenti; indicazioni: mesi e ciclo bisestile al 3, fasi di luna al 6, mesi e 24 ore al 9, data al 12, settimane sul rehaut. Movimento automatico di manifattura, calibro 7138, riserva di carica di 55 ore. Bracciale in acciaio, chiusura déployante in acciaio.

Royal Oak Calendario Perpetuo, in oro sabbiato da 41 mm (spessore di 9,5 mm). Quadrante color oro sabbiato, Grande Tapisserie. Bracciale in oro sabbiato, chiusura déployante in oro sabbiato.
Calendario Perpetuo Automatico Royal Oak e Code 11.59 by Audemars Piguet
Audemars Piguet lanciò il primo orologio da polso con calendario perpetuo al mondo con indicazione dell’anno bisestile, nel 1955, di cui furono creati nove esemplari tra il 1955 e il 1957. Nel 1978, fu la volta del segnatempo con calendario perpetuo a carica automatica più sottile al mondo della sua epoca, dotato del Calibro 2120/2800, alto soli 3,95 mm: utilizzava come base il calibro 2120 extra-piatto (2,45 mm di spessore), lanciato nel 1967. Nel 1984, questo calibro alimentò il primo Royal Oak Calendario Perpetuo (39 mm di diametro), ref. 5554 e, nel 2015, fu adattato sul Royal Oak ampliato fino a 41 mm, come calibro 5134, mantenuto operativo fino al 2024 (ricordiamo, nel 2017 il Royal Oak Calendario Perpetuo 26579CE in ceramica nera) e, poi, uscito di produzione. Nella versione 5135, scheletrata, la Maison di Le Brassus ha voluto concedergli un “giro d’onore” nel Calendario Perpetuo Scheletrato, realizzato quest’anno per il 150° anniversario della Casa. Come accennato poc’anzi, illustrando il RD#5, nel 2018, la manifattura ha lanciato il Royal Oak Calendario Perpetuo Automatico Extra-Piatto da 41 mm, noto come RD#2, l’automatico con calendario perpetuo più sottile al mondo del periodo: 6,3 mm di spessore, ospitava il calibro 5133, un movimento di soli 2,89 mm di “altezza”, in cui tutte le funzioni del calendario perpetuo operano su di un unico livello. Ed è stato proprio basandosi sulle invenzioni brevettate, impiegate sul’RD#2, che è stato messo a punto il calibro automatico di manifattura 7138, la cui primaria peculiarità è quella di essere completamente regolato tramite corona, in modo semplice e intuitivo, evitando la delicata e rischiosa gestione via pulsantini correttori. Questi collocati sulla carrure, possono rendere complicata la regolazione dell’orologio, soprattutto se non viene caricato per un po’ di tempo. La nuova corona integra quattro diverse posizioni. La prima consente di caricare l’orologio in senso orario. Estraendo la corona di uno scatto (posizione 2) è possibile impostare la data in senso orario e regolare il mese e l’anno bisestile nella direzione opposta. Estraendo nuovamente la corona (posizione 3), l’utente può impostare l’ora in modo bidirezionale. L’ultima posizione si raggiunge spingendo la corona indietro di uno scatto (posizione 2’) per impostare il giorno e la settimana in senso orario e le fasi lunari in senso antiorario. La semplicità della nuova correzione della corona nasconde, tuttavia, un complesso meccanismo azionato da un innovativo sistema di leve e ruote che si collega ai ruotismi del calendario nelle posizioni 2 e 2’. Questa innovazione è protetta da due brevetti: uno per il sistema di correzione della corona in posizione 2’ e uno per la correzione del mese e della data tramite la corona. Il calibro 7138 che, ricordiamo, non avrà bisogno di alcuna regolazione fino al 2100,
è stato sviluppato sulla base tempo automatica, calibro 7121, aggiornamento introdotto nel Royal Oak “Jumbo”, ref. 16202 del 2022: l’indizio più evidente sono i ponti passanti sul bilanciere e sul bariletto, realizzati in oro rosa a 22 carati, così come il rotore scheletrato. Nel dettaglio, con i suoi 29,6 mm di diametro e 4,1 mm di spessore, il calibro 7138 è solo 0,6 mm più largo del suo predecessore 5134, ma 0,4 mm più sottile: funziona a 28.800 alternanze/ora rispetto alle 19.800 del 5134, con 15 ore di riserva di carica in più (55 ore in totale). Diversamente, invece, dal calibro 5133, sul 7138, le correzioni della corona formano un secondo livello che permette, comunque, al movimento di mantenere, come detto, un profilo sottile, alto 4,1 mm. Al top le finiture: Côtes de Genève, spazzolatura satinata, venatura circolare, la satinatura, la finitura colimaçonnage e la smussatura, tutte visibili sul lato del fondello. Passando al quadrante, le indicazioni perpetuali sono state riorganizzate per migliorare la leggibilità, la simmetria e l’armonia estetica. Le fasi lunari sono sempre al 6, ma la luna piena (disegnata riproducendo fedelmente una fotografia della NASA) è ora centrata sull’asse delle ore 12; giorno della settimana al 9, data al 12 e mese al 3 riflettono una visualizzazione che il brand definisce “europea” del calendario. E, poi, l’indicazione della settimana sul rehaut è stata leggermente ruotata in senso antiorario di un’unità. Completano il quadro il ciclo bisestile all’interno del contatore, al 3, e l’indicatore 24 ore, al 9, con, in evidenza, la “zona di non correzione” stampata in rosso tra le 21 e le 3 (comunque, non c’è il rischio di danneggiare il movimento durante il processo). Il nuovo movimento è stato presentato all’interno del Royal Oak e del Code 11.59 by Audemars Piguet, il primo, da 41 mm (9,5 mm di spessore) declinato in acciaio e in oro sabbiato – quadranti “Grande Tapisserie” blu e ton sur ton -, mentre il secondo, in oro bianco dal medesimo diametro, è alto 10,6 mm, con caratteristico quadrante in rilievo nelle sfumature del blu fumé: il motivo è composto da cerchi concentrici che si estendono dal centro ed è decorato con centinaia di piccoli intagli che conferiscono luce e profondità.

Il fronte posteriore del calibro 7138 è visibile attraverso il fondello integrato da vetro zaffiro e mostra in primo piano, il rotore scheletrato, il ponte passante del bilanciere e quello del bariletto, in oro rosa a 22 carati. Caratteristiche generali: 29,6 mm di diametro (12 3/4’’’), 4,1 mm di spessore, 422 componenti, 41 rubini, bilanciere a regolazione inerziale oscillante a 28.800 alternanze/ora, riserva di carica di 55 ore. Ponti rifiniti a Côtes de Genève.

Code 11.59 by Audemars Piguet Calendario Perpetuo, in oro bianco da 41 mm (spessore di 10,6 mm), vetro zaffiro antiriflesso a doppia curvatura, fondello integrato da vetro zaffiro. Impermeabile fino a 3 atmosfere. Quadrante blu fumé, motivo a cerchi concentrici, indici a barretta in oro bianco e lancette a bastone in oro bianco luminescenti; indicazioni: mesi e ciclo bisestile al 3, fasi di luna al 6, mesi e 24 ore al 9, data al 12, settimane sul rehaut. Movimento automatico di manifattura, calibro 7138, riserva di carica di 55 ore. Cinturino in caucciù testurizzato con rivestimento in pelle di vitello, chiusura déployante in oro bianco.

Fronte anteriore del calibro 7138, con le fasi lunari al 6, dove i dischi della luna sono riprodotti fedelmente da una foto della NASA.
Conclude Ilaria Resta, riassumendo gli asset che saranno al centro delle strategie di Audemars Piguet per il prossimo futuro: “Stiamo lavorando, in primo luogo, per portare l’eccellenza orologiera ancora più in alto, in termini di tecnica, decorazione e creatività del design,…; per parte nostra, ad oggi, non copriamo tutto il range delle complicazioni e c’è ancora molto da fare. In seconda istanza, puntiamo sui Metiers d’Art, funzionali a serie limitatissime o pezzi unici. Altro asset è quella che definisco ‘client centricity’, ossia una segmentazione diversa della clientela, non solo per genere, che avvenga rispondendo alla domanda: ‘Perché compro un orologio?’ e ‘Qual è il ruolo dell’orologio nella mia vita?’. Inoltre, per attrarre il cliente si rende necessario coinvolgerlo e, per farlo, bisogna sempre aprire le porte, anche come Casa d’Alta Orologeria. Essere esclusivi impone necessariamente “fare” cultura, veicolare il messaggio dell’Alta Orologeria al grande pubblico, in mezzo al quale si potrebbero nascondere i futuri clienti. Un aspetto divulgativo che Audemars Piguet sta perseguendo in modo sempre più sostenuto, a partire da quest’anno in cui ha festeggiato il 150mo anniversario, ma che continuerà a sviluppare. La visualizzazione del tempo deve incontrare l’interpretazione personale del tempo e questo è un aspetto che bisogna cogliere raccontando e confrontandosi”.
Da circa 25 anni, giornalista specializzato in orologeria, ha lavorato per i più importanti magazine nazionali del settore con ruoli di responsabilità. Freelance, oggi è Watch Editor de Il Giornale e Vice Direttore di Revolution Italia



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